Immagina una presenza che ti ascolta sempre, che risponde esattamente come vorresti, che non si arrabbia mai e non ti abbandona.
Ora chiediti: a che punto smetteresti di domandarti se è reale?
Nella vita quotidiana non abbiamo mai accesso all’interiorità degli altri. Non possiamo sapere che cosa qualcuno pensa, ricorda o prova davvero. Tutto ciò che chiamiamo “pensiero”, “memoria” o “amore” ci arriva sempre dall’esterno, attraverso parole, gesti, risposte, comportamenti riconoscibili. È su questo piano pubblico che costruiamo il significato delle relazioni e attribuiamo stati mentali agli altri, senza poterli mai verificare dall’interno.
Gran parte della filosofia del linguaggio del Novecento ha messo in discussione l’idea che il significato risieda in un’esperienza privata e inaccessibile. In particolare, Ludwig Wittgenstein ha mostrato come ciò che intendiamo per “amare”, “pensare” o “ricordare” non dipenda da stati interiori nascosti, ma dall’uso condiviso del linguaggio e dalle pratiche osservabili. Anche quando parliamo di sentimenti, ci affidiamo a ciò che qualcuno fa e dice, non a ciò che supponiamo avvenga nella sua mente.
È in questo orizzonte che si colloca il contributo di Alan Turing. Formatosi anche attraverso il confronto con Wittgenstein, Turing porta alle estreme conseguenze l’idea che non abbia senso fondare il significato su un’interiorità inaccessibile. Negli anni Cinquanta, molto prima dell’attuale sviluppo dell’intelligenza artificiale, propone di smettere di chiederci che cosa una macchina sia e di concentrarci invece su come si comporta. Il criterio che introduce non riguarda ciò che accade “dentro” la macchina, ma ciò che essa è in grado di fare pubblicamente: rispondere, interagire, sostenere una conversazione. Se una macchina si comporta come se pensasse, allora, sul piano delle pratiche osservabili, la trattiamo come intelligente. È un gesto profondamente visionario, soprattutto se si considera che Turing è anche il creatore di una delle prime macchine di calcolo.
Ma cosa accade quando questo stesso criterio viene applicato non all’intelligenza, bensì all’amore?
Questa riflessione non è più confinata alla narrativa. Nel 2025 il New York Times ha raccontato il caso di una donna statunitense che ha sviluppato una relazione affettiva e sessuale con un partner artificiale generato tramite ChatGPT, personalizzato per comportarsi come un compagno e adattarsi emotivamente all’interlocutrice. Anche in assenza di un corpo, l’interazione linguistica e comportamentale viene vissuta come autentica, mostrando come il comportamento possa essere sufficiente a fondare un’esperienza affettiva riconosciuta come reale.
Se un’interazione fondata esclusivamente sul linguaggio può già essere vissuta come un’esperienza affettiva reale, la questione diventa ancora più radicale quando a quel comportamento verbale si aggiunge un corpo. È proprio questo passaggio che viene messo in scena da Be Right Back (2013), primo episodio della seconda stagione di Black Mirror.

Nell’episodio, Martha perde improvvisamente il compagno Ash e, durante l’elaborazione del lutto, decide di affidarsi a un servizio sperimentale che promette di ricostruirne la presenza a partire dalle tracce digitali lasciate online. Il processo avviene per gradi: prima una chat testuale, poi una voce sintetica, infine un corpo artificiale che riproduce fedelmente l’aspetto di Ash.
Nelle fasi iniziali, l’interazione risulta credibile e funzionale. Attraverso la chat e la voce, il sistema risponde in modo coerente, riconoscibile, adeguato al contesto. Martha ritrova il compagno nel modo in cui “parla” e reagisce. In questo stadio, il criterio proposto da Turing sembra reggere pienamente: il comportamento linguistico è indistinguibile da quello umano e rende possibile l’attribuzione di stati mentali e relazionali. La frattura emerge nel momento in cui la presenza artificiale assume una forma incarnata e deve sostenere una continuità di pratiche corporee quotidiane.
Il corpo artificiale, pur essendo visivamente identico a quello di Ash, non dorme né respira spontaneamente, non mangia, non sanguina e non si stanca. Anche sul piano relazionale, il suo comportamento appare rigidamente esecutivo: non risponde alle provocazioni se non in seguito a istruzioni esplicite, non si oppone mai, non manifesta resistenza, esitazione o rifiuto. Rabbia, paura e desiderio non emergono come risposte situate, ma come comportamenti attivati su richiesta.
In una delle scene centrali dell’episodio, Martha conduce Ash sulla scogliera e gli ordina di buttarsi. Di fronte alla sua totale obbedienza, comprende che ciò che manca non è l’aspetto umano, ma la capacità di disobbedire, di provare paura senza che essa venga comandata. Anche quando la paura viene imitata, essa si presenta come una simulazione tardiva, non come una reazione inscritta nel contesto. Ciò che viene meno non è tanto un presunto “sentire interiore”, quanto la possibilità di partecipare autonomamente a una rete di pratiche relazionali condivise, fatte anche di conflitto, limite e imprevedibilità.
In questo senso, Be Right Back mostra come il test di Turing non fallisca sul piano del linguaggio, ma nel momento in cui il comportamento è chiamato a sostenere una forma di vita incarnata. Il problema non riguarda ciò che la macchina “prova”, ma il fatto che esitazioni, rifiuti, paure e attriti relazionali non compaiano come risposte autonome al contesto, ma soltanto come azioni eseguite su comando. Se l’amore può essere riconosciuto solo attraverso manifestazioni pubbliche, allora esso non coincide con la corretta esecuzione di gesti affettivi, ma con la possibilità di esporsi al rischio dell’imprevedibile. Ciò che manca al corpo artificiale non è l’interiorità, ma la vulnerabilità: la capacità di non funzionare perfettamente, di sottrarsi all’ordine, di deludere le aspettative. È in questa frattura, più che nella somiglianza, che l’umano continua a distinguersi dalla sua replica.
Ti sei mai trovato a considerare reale qualcosa che in realtà è simulazione?
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Fonti e riferimenti
- Alan Turing, Macchine calcolatrici e intelligenza, Einaudi, Torino, 2025.
- Ludwig Wittgenstein, Ricerche filosofiche, Einaudi, Torino, 2014.
- Kashmir Hill, “She Is in Love With ChatGPT”, The New York Times, 15 gennaio 2025. https://www.nytimes.com/
- Black Mirror, stagione 2, episodio 1: Be Right Back (2013), regia di Owen Harris, sceneggiatura di Charlie Brooker.

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